domenica 12 dicembre 2010

APPUNTAMENTO CON LA STAR: CAMERON DIAZ


Pizza, tagliatelle alla bolognese o cacio e pepe? Queste sono infatti tre delle golosità preferite nei soggiorni romani da Cameron Diaz, in arrivo domani sera a Roma. La simpaticissima attrice infatti conosce bene i ristoranti capitolini ed i suoi gusti sono chiari: adora la pizza, ma anche la pasta. La Sony, compagnia di distribuzione italiana della pellicola "Green Hornet-Calabrone verde", che uscirà a fine gennaio 2011, ha già moltissimi inviti per avere a cena una delle attrici più famose e pagate di Hollywood. Con lei arriveranno anche i colleghi Seth Rogen, Christoph Waltz ed il regista Michel Gondry. Martedì gli attori avranno un incontro con la stampa italiana in un hotel di piazza della Repubblica, mentre non è prevista nessuna anteprima (ovviamente, visto che il film uscirà tra quasi due mesi). Ma la sera gli •attori potrebbero andare a cena tutti insieme, consigliati proprio dalla Diaz, che tra le sue conoscenze vanta una pizzeria a via Ripetta o la cucina emiliana di un ristorante a piazza del Popolo. Non è esclusa, però, la terza ipotesi: tutti a Trastevere.

Attesissima l'uscita del nuovo film di Cameron Diaz, “Grenn Hornet” in uscita in Italia a fine gennaio...
Intanto l'attrice in quuesti giorni si trova a Roma per presentare il suo film e si diverte a girare per Roma, città che conosce molto bene ed adora. Ama sopratutto la nostra cucina, ama la pizza, le tagliatelle alla bolognese e gli spaghetti cacio e pepe. I ristornati della capital, infatti, già stannno facndo a gara per chi riuscirà ad invitare a cena la simpaticissima attrice, tra le più pagate star di Hollywood. Con lei arriveranno anche i colleghi Seth Rogen, Christoph Waltz ed il regista Michel Gondry. Intanto è stata assegiata dai fotografi, sempre in prima fila per immortalare l'attrice, in un prestigioso Hotel del centro di Roma.


Britt Reid (Seth Rogen), il figlio del più importante e rispettato magnate dei media di Los Angeles, è impegnato a condurre la propria esistenza senza scopi all'insegna del divertimento, fin quando suo padre (Tom Wilkinson) muore misteriosamente, lasciandogli in eredità tutto il suo impero economico.

Stringendo un'improbabile amicizia con uno dei più laboriosi ed inventivi impiegati del padre, Kato (Jay Chou), insieme intravedono la possibilità di fare, per la prima volta nella loro vita, qualcosa di veramente importante: combattere il crimine. Ma per poter fare ciò, entrambi decidono di diventare criminali e per proteggere la legge, la infrangono.

Britt diviene così The Green Hornet ed insieme a Kato combatte il crimine per le strade. Adoperandosi con la sua ingegnosità e le sue abilità, Kato costruisce un'arma, in stile retro, tecnologicamente molto avanzata, The Black Beauty, una potente macchina indistruttibile. A bordo di una fortezza su quattro ruote, in grado di colpire i cattivi, grazie agli equipaggiamenti di Kato, The Green Hornet e Kato riescono in breve tempo a farsi una certa reputazione e con l'aiuto della nuova segretaria di Britt, Lenore Case (Cameron Diaz), iniziano a dare la caccia all'uomo che controlla la malavita di Los Angeles: Benjamin Chudnofsky (Christoph Waltz). Ma Chudnofsky ha dei piani ben precisi: schiacciare The Green Hornet una volta per tutte.

TERTIO MILLENNIO FILM FEST


Si è conclusa lo scorso 10 dicembre la XIV edizione del Tertio Millennio Film Fest, organizzato dalla Fondazione Ente dello Spettacolo, presieduta da monsignor Dario E. Viganò, in collaborazione con il Progetto Culturale della Conferenza Episcopale Italiana, sotto l'alto patronato del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali e del Pontificio Consiglio della Cultura. Da oltre 10 anni il festival, dedicato quest’anno al tema delle "Frontiere generazionali”, propone, tra proiezioni e convegni, una riflessione sul difficile dialogo tra le diverse generazioni analizzando, grazie al cinema, le profonde trasformazioni che la società contemporanea è costretta ad affrontare e che, spesso, lasciano impreparati proprio i più giovani.
Il titolo “Frontiere generazionali”, spiega Monsignor Viganò, “racchiude pienamente il senso di domande che nessun cineasta, indipendentemente dalla sua provenienza geografica, può permettersi di escludere: quanto è difficile per i giovani oggi inserirsi sia nella società che nel mondo del lavoro? Quanto questo mondo, governato dalle leggi del profitto, ci allontana dai valori familiari e dalle tradizioni?” Scopo quindi di questa edizione 2010 è di riflettere, attraverso il cinema che da sempre è legato alla contemporaneità, su questo difficile rapporto dei giovani d’oggi con il presente, raccontandone il loro mondo, il loro disagio, le loro difficoltà. Il festival si è svolto dal 7 al 10 dicembre al Cinema Trevi di Roma. E quest’anno ha presentato una novità: è stato preceduto da una tavola rotonda che anticipa i temi delle proiezioni, fornendo un’occasione per riflettere, insieme a studiosi e registi, sulle generazioni a confronto. Per quanto riguarda la serata conclusiva, a salire sul palco e a ritirare il premio sono stati: Patrizia Wacher che ha ritirano il premio “Diego Fabbri” come miglior saggio di cinema con “Papà Leo”, per aver raccontato attraverso la storia del padre, impresario degli anni ’60 e ’70, un momento così importante del cinema italiano; Cristiana Capotondi Premio Navicella- Fiction per riuscire sempre a calarsi in personaggi sempre nuovi tra cinema e tv, e a Fabrizio Gifuni, per aver dato grande prova di attore e capacità mimetica nella “Città dei matti”. Altro premiato è stato “Noi credevamo” di Mario Martone con il Premio Navicella- Cinema italiano, per aver mostrato un affresco sul Risorgimento e melodramma potente. Infine premiato anche Alexandre Desplat, Premio Colonna Sonora, per riuscire a comporre incredibili composizioni, sempre diverse e perfettamente intonate al progetto a cui si accompagnano (l’ultima sua creazione premiata è stata la colonna sonora di “L’uomo nell’ombra” di Roman Polanski).

mercoledì 1 dicembre 2010

Epigrafi a Portico d’Ottavia


Al Portico d’Ottavia, murate nei due pilastri dell’arco, ci sono due epigrafi.

La prima, quella a sinistra, è ridotta in modo pietoso, ma questo ormai non fa più notizia.

In essa è riportato il divieto, ovviamente rivolto agli adulti, di giocare nella piazza e nelle botteghe. La cosa più simpatica è l’entità della pena, “ad arbitrio”, cioè come je girava a li sbirri.

Nell’epigrafe si legge:

"D'ORDINE DELL'ILL.MO E REV.MO MONS. GOVERN

DI ROMA SI PROIBISCE IL POTER GIOCARE A

VERUNA SORTE DI GIUOCO ANCHE LECITA IN

QUESTA PIAZZA E SUE PERTINENZE E BOTTE

GHE SOTTO PENE AD ARBITRIO"

La seconda, quella di destra, è invece in buone condizioni, ma è solo una copia e per di più incompleta.

Vi si legge:

"CAPITA PISCIUM

HOC MARMOREO SCHEMATE LONGITUDINE

MAJORUM USQUE AD PRIMAS PINNAS

INCLUSIVE CONSERVATORIBUS

DANTO".

In essa viene ricordato il privilegio, dei Conservatori, alti magistrati romani, sancito dallo Statuto di Roma del 1363, di ricevere le teste, fino alle prime pinne incluse, di tutti i pesci che superavano la misura marmorea conservata in Campidoglio. Tale misura era pari a 5 palmi e 1 oncia, cioè pari a metri 1,13 (si ricordi che il palmo equivale a 22,34 cm. e l’oncia a 1/12 di palmo). Ogni contravvenzione alla norma comportava una multa di ben dieci fiorini d'oro. Questo privilegio fu sospeso con la proclamazione della Repubblica Romana nel 1798, fu ripristinato da Pio VII nel 1817 e definitivamente abolito dallo stesso pontefice.

L’epigrafe originale si trova, per sua fortuna perché si è salvata dal degrado, nel Palazzo dei Conservatori. È sormontata dagli stemmi dei tre Conservatori in carica nel 1581 e al di sotto vi è un bassorilievo raffigurante uno storione di 1,13 m. di lunghezza. L’iscrizione infine è così completata:

FRAUDEM NE COMMITTITO

IGNORANTIA EXCUSARI NE CREDITO

ANG. CLAVARIO FRAN CALVIO CURTIO SERGARDIO COSS

INSTAURATUM AC ERECTUM

A proposito di questo privilegio Giacinto Gigli nel suoi Diarii del XVII secolo annota: “il 16 agosto 1641 fu presentato alli Conservatori di Campidoglio un motuproprio fatto da Urbano Vili in favore di Taddeo Barberino, principe di Pellestrina e prefetto di Roma suo nipote e delli suoi successori in perpetuo che sia padrone di tutte le Teste di Pesci, che vengono dalli luoghi dei quali egli è il padrone.”.

Insomma, ieri come oggi basta avere gli agganci giusti!!!!

venerdì 26 novembre 2010

Lo sapevate che … a Piazza Navona

Quando si arriva a Piazza Navona l’occhio è talmente attratto dalle fontane, dal palazzo Pamphilj, dalla chiesa di Sant’Agnese in Agone, dalla folla di turisti che sciama per la piazza che non si ha tempo di cercare i piccoli particolari. E anche io, se non fosse stato per quel curiosone dell’amico Lello, chissà quando mi sarei accorto di quella piccola testa di marmo incastonata tra due finestre del secondo piano del palazzetto al civico 34. Di chi sarà? Io non lo so, anzi, se qualcuno dei miei lettori ne sapesse qualcosa e me lo facesse sapere mi farebbe cosa gradita.

L’unica notizia in mio possesso me l’ha fornita sempre l’amico Lello che l’ha carpita a una portiera della piazza. Sembra che nel XVI secolo un papa (forse, visto il suo carattere, Sisto V) vestito in borghese frequentasse a volte le botteghe della piazza per sapere cosa il popolo pensasse di lui. Un oste che era solito dire peste e corna del papa fu fatto decapitare. Gli altri bottegai, non potendosi ribellare, posero la testina a ricordo.

Storia o leggenda? Aspetto risposte!

martedì 23 novembre 2010

Lo sapevate che … a San Pietro in Vincoli

Nella basilica di San Pietro in Vincoli in fondo alla navata destra si trova il più che incompleto Mausoleo di Giulio II in cui spicca l’imponente statua di Mosé dall’atteggiamento fiero, dall’espressione pensosa e dalla fluentissima barba.

Ecco: la barba!

A guardarla bene, con una certa luce e nella giusta angolazione nasconde una sorpresa.

Spostatevi un po’ sulla sinistra, osservate attentamente la fluente barba e scoprirete che ci sono due piccole facce in altorilievo, quella del papa Giulio II e quella di Michelangelo. Più grande, sulla guancia destra, quella del Papa, più piccola, e tutta contenuta nel ricciolo sotto il labbro inferiore, quella di Michelangelo.

Non è semplicissimo notarle, ma se guardate bene la foto sarete facilitati nella ricerca.

Comunque fidatevi: le facce ci sono!

PS: La foto è sgranata, me è stata scattata a 1600 ISO, F/4,8, 1/40 sec. e zoom digitale attivo

giovedì 18 novembre 2010

Lo sapevate che… al Pantheon


Il Pantheon è universalmente noto, molto frequentato e fotografato da romani e da turisti, e quindi si pensa che non nasconda segreti. Invece penso che la stragrande maggioranza dei visitatori non sappia che è stato da vari autori antichi e moderni collegato, a ragione, al cielo e al sole e quanto segue è un esempio di questo collegamento.

Se guardate in alto noterete, a metà della distanza che va dai vostri piedi al foro, un vistoso cornicione che, se immaginiamo che l'intradosso della cupola sia la volta celeste, rappresenta l'equatore celeste.

Nel cielo l'equatore celeste viene attraversato dal sole due volte l'anno: il 21 marzo e il 21 settembre (equinozio di primavera ed equinozio d'autunno): ebbene in questi due giorni nel Pantheon avviene un fenomeno molto interessante.

Come si vede nella foto ogni giorno vi penetra, attraverso il foro, un raggio di sole che disegna all'interno della cupola un ovale di luce che durante l'inverno non scende mai al di sotto del cornicione mentre in estate scende a illuminare il pavimento. Nei giorni degli equinozi l'ovale di luce scende lentamente lungo la cupola e a mezzogiorno raggiunge il cornicione per poi risalire appena il mezzogiorno è passato. L'ovale di luce cioè si colloca sul cornicione per pochi istanti così come il sole attraversa l'equatore celeste in quelle date.

Lo sapevate? Ah, beninteso quanto detto è visibile solo se la giornata è solatia. Se dovesse essere nuvoloso allora è necessario programmare un’altra visita!

mercoledì 10 novembre 2010

Basilica dei SS. Apostoli – L’elogio criptato


Di sicuro conoscete tutti la basilica dei SS. Apostoli e quindi avrete notato che sulla balaustra che sormonta il portico ci sono 13 statue su piedistallo che raffigurano Gesù con i dodici Apostoli. Sui piedistalli, anche se non tutte perfettamente leggibili, sono incise le seguenti lettere:

F L D L C S O T C E C V B

Ebbene, queste lettere costituiscono l’elogio, criptato per non urtare la suscettibilità del papa, che l’architetto Carlo Rainaldi volle fare per ringraziare il cardinale Lorenzo Brancati di Lauria che aveva pagato di tasca sua la realizzazione delle statue. Esse sono infatti le iniziali della seguente frase:

Frater Laurentius De Laureolo Consultor Sancti Officii Theologus Cardinalis Episcopus Custos Vaticanae Bibliotecae