sabato 13 settembre 2014

Fabio Gatto ha fotografato Maria Rosaria Russo





 

 
Nata a Termoli, in provincia di Campobasso, Maria Rosaria Russo si è trasferita a Bologna all'età di 18 anni dove ha conseguito una laurea in economia e commercio, e contemporaneamente un diploma di recitazione teatrale. Ha recitato anche a fianco di Antonio Albanese nel film "Tutto tutto, niente niente".

venerdì 12 settembre 2014

Fabio Gatto ha fotografato Stefano Accorsi all'anteprima di: "La Nostra Terra"


Film riconosciuto di interesse culturale, tanto da guadagnarsi il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, La Nostra Terra è la storia di un modo tutto nuovo di combattere la mafia: una lotta fatta piantando pomodori e prendendosi cura della terra, quella che ci ospita e ci nutre.

 

Le vicende narrate, basate su fatti realmente accaduti, si svolgono nel Sud Italia e ruotano attorno ad un podere che viene confiscato dallo Stato quando il suo proprietario, Nicola Sansone, viene arrestato.

Il terreno viene assegnato ad una cooperativa che, dopo una lunga serie di più o meno dichiarati boicottaggi, riesce infine ad avviare un’attività di agricoltura biologica.

 

Filippo (Stefano Accorsi), che da anni si occupa dell’antimafia lavorando in un ufficio del Nord e quindi completamente impreparato ad affrontare la questione sul campo, viene incaricato di partecipare di persona alla costituzione della cooperativa.

Si tratta di un compito duro da affrontare, soprattutto per chi non sa cosa significhi dover combattere ogni giorno con la violenza di una setta come quella mafiosa.

Tuttavia, quello che inizialmente a Filippo sembra un ostacolo insormontabile e non meritato, si rivelerà poi una grande opportunità di crescita personale.

 

Personaggio chiave è Cosimo (Sergio Rubini), l’ex fattore di Sansone, il quale rappresenta senza dubbio il cuore di tutta la vicenda.

Inizialmente mostra fedeltà al boss e, da astuto doppiogiochista, riesce a sabotare il duro lavoro svolto nei campi dalla cooperativa; in un secondo momento, con un interessante colpo di scena, egli decide di mettersi dalla parte della legalità.

 

“Cosimo è l’esatta rappresentazione del Sud” spiega Rubini “un Sud che oggi viene visto come se fosse una cartolina; una brutta cartolina, quando viene dipinto come un luogo violento, o una bella cartolina, quando viene considerato accogliente. Tuttavia il Sud è molto di più, è ricco di sfumature; come d’altronde ognuno di noi: è tanto complesso quanto un essere umano”.

 

Una pellicola onesta, vera, che racconta fatti drammatici con una meravigliosa nota ironica che riesce ad arrivare dritta al cuore e alla mente del suo pubblico.

Ricca di spunti di riflessione, la vicenda raccontata vuole dimostrare come sia possibile combattere la violenza non più attraverso altra violenza, ma attraverso l’unione e il duro e onesto lavoro.

L’incontro/scontro tra Filippo e Cosimo ne è la dimostrazione e per entrambi rappresenta l’inizio di un percorso di formazione dal quale usciranno profondamente cambiati; da principio costretti ad una forzata convivenza, scopriranno invece che hanno molto da imparare l’uno dall’altro e dalla iniziale diffidenza passeranno, infine, ad instaurare una forte amicizia.

martedì 29 gennaio 2013

"L'ultima sfida" di Arnold Schwarzenegger.

         © Simona Gemelli

"Ogni sublime umorismo comincia con la rinuncia dell'uomo a prendere sul serio la propria persona". Questo aforisma di Hermann Hesse calza a pennello se confrontiamo una foto di Arnold Schwarzenegger oggi, con una del 1968.
La prima è stata scattata da noi in occasione dell'anteprima italiana del suo ultimo film: "The last stand - L'ultima sfida".
Arnold appare sorridente e scansonato, pronto a farsi immortalare dalle macchine fotografiche e ironicamente a farsi scattare una foto insieme ai fotografi da un suo collaboratore.

Ad accompagnare Schwarzenegger, i compagni di quest'ultima avventura: Jeffrey Nachmanoff e Jaimie Alexander. 



Una nuova pellicola sempre all'insegna dell'azione e dei colpi di scena. Il film è stato diretto da Kim Ji-Woon, primo lavoro in lingua inglese del regista sudcoreano. Arnold Schwarzenegger dunque ritorna sul grande schermo da protagonista, dopo aver concluso l'esperienza in politica come governatore della California.
A guardare la locandina, in cui un grosso mitra in azione prende quasi il 50% dell'immagine, ho la certezza che gli estimatori di Terminator non resteranno delusi nemmeno questa volta. 

sabato 24 novembre 2012

"Bullet to the head": nuova sfida per Sylvester Stallone.

© Simona Gemelli


C'è chi dice che il suo nuovo personaggio sia il migliore che gli sia capitato di interpretare negli ultimi vent'anni. 
Sto parlando di Sylvester Stallone e del suo ultimo film "Bullet to the head" che lui stesso ha presentato in anteprima mondiale al Festival Internazionale del Film di Roma insieme al regista Walter Hill.  
Nelle vesti di un criminale tatuato e muscoloso, "Sly" è protagonista di una pellicola in perfetto stile action movie americano, dove i personaggi non muoiono mai, i proiettili sono infiniti, le macchine sono sempre di grande cilindrata e non mancano di certo le esplosioni.

Diciamo che, chioma fluente a parte, negli anni Stallone - o meglio, i suoi personaggi - ha cambiato stile ma è rimasto sempre fedele alle origini.




sabato 29 settembre 2012

DIRECTOR'S CUT: OLIVER STONE

© Simona Gemelli

Oliver Stone nasce  a New York il 15 settembre 1946, figlio dell'ebraico Lou Silverstein, agente di borsa a Wall Street, e di Jacqueline Goddet una casalinga francese cattolica.
Il cinema non è entrato subito a far parte della sua vita se non per passione. Oliver lavora come tassista poi si iscrive a Yale ma abbandona l'università per imbarcarsi su navi mercantili dirette in Vietnam in veste di insegnante. Si arruola come volontario e combatte nella guerra in Vietnam dal 1967 al 1968. Rimasto ferito due volte in battaglia, si guadagna la medaglia al vaore.
Tornato a casa, influenzato dalla Nouvelle Vague e sotto la direzione di un maestro come Martin Scorsese, ha proseguito gli studi laureandosi a New York presso la University Film School.
Inizia a lavorare come regista nel 1971 scrivendo e dirigendo il cortometraggio sperimentale 'Last Year in Vietnam'. Nel 1978 si occupa della sceneggiatura del film 'Fuga di mezzanotte'.
L'anno 1986 sarà l'anno della svolta per Oliver Stone che riesce a sfondare grazie al racconto della vicenda Richard Boyle, ostinato reporter di 'Salvador'. Nello stesso anno, ottiene i massimi riconoscimenti e la consacrazione definitiva con il film 'Platoon'.Seguiranno numerosi film di grande successo come 'Nato il 4 luglio' con Tom Cruise nel 1989. Stone si conferma un cineasta ricercato e all'avanguardia, la caratteristica distintiva dei suoi film consiste nell'uso di una moltitudine di cineprese e formati, dal VHS alle pellicole da 8mm a 70mm e in uno stile aggressivo e polemico.
Tra il 1987 e il 1991, gira il corrotto 'Wall Street' ispirandosi al padre interpretato da un superbo Michael Douglas, la spettacolare opera-inchiesta 'JFK - Un caso ancora aperto', nonchè la psichedelica biografia di Jim Morrison in 'The Doors', in cui un giovane Val Kilmer interpreta in modo stupefacente il ruolo del mito del rock.Per il suo lavoro di regista, sceneggiatore e produttore, ha ricevuto 11 candidature all'Oscar, vincendo 3 volte con 'Fuga di mezzanotte' come sceneggiatore, 'Platoon' e 'Nato il 4 luglio' come regista. Di contro è stato anche candidato ai Razzie Awards nel 2004 e come peggior regista per 'Alexander'.
Insomma si può amare alla follia, oppure, detestare a dismisura ma lui resta sempre Oliver Stone, il personaggio più contestato e discusso di Hollywood.



"La belva" di John Travolta

© Simona Gemelli                                       John Travolta Oggi


John Travolta 1977


E' l'emblema di una generazione, conosciuto dal grande pubblico con un film che ha incassato più di trecentocinquanta milioni di dollari, un fenomeno cinematografico che ha dato il via ad una serie infinita di film ispirati alla musica e alla danza.
Lui è John Travolta, 51 film all'attivo in 58 anni di vita, sex symbol dagli occhi color ghiaccio e dal sorriso inconfondibile.
Il suo ultimo film è oggi nelle sale: "Le Belve" di Oliver Stone.
Tony Manero, il ragazzo di origini italiane che vive in un sobborgo di New York, si trasforma dopo 35 anni in un viscido agente della DEA a caccia di cartelli della droga messicani.
E' interessante lo sviluppo di una carriera intensa come la sua che dal ballerino della febbre del Sabato sera e di Grease, passa all'intrigante 'American Gigolò', al romantico 'Ufficiale e gentiluomo', continuando con lo scanzonato padre della saga di 'Senti chi parla' e trasformandosi nell'intoccabile Vincent Vega, storico personaggio del film cult 'Pulp Fiction'.
Una vita piena di emozioni, salti, eventi, fatti anche tragici come la morte del figlio sedicenne. E ancora la sua a appartenenza a Scientology che ha fatto molto discutere. 
Tutti tasselli di un personaggio discusso, amato, che rappresenta un vero pilastro della storia del cinema mondiale.

venerdì 28 settembre 2012

Le Belve di Oliver Stone

© Simona Gemelli
«È una storia di sopravvivenza - afferma il regista Oliver Stone, a Roma per il lancio del suo ultimo film 'Le Belve' tratto dal romanzo omonimo di Don Winslow -. Tutti fanno il loro gioco, ma a un certo punto si ritrovano costretti a compiere un salto in un’altra dimensione. Da 40 anni gli americani devono fare i conti con il problema della droga, spesso, però, si fa confusione nel decidere chi è il nemico, i cattivi non sono quelli che la usano, ma quelli che la spacciano». 
Personaggio chiave del film il sempre amato John Travolta che con il suo riconoscibile fare sarcastico afferma: «Il potere del cartello messicano della droga è illimitato e, a differenza della mafia, non risparmia nemmeno donne e bambini. Le guerre sono sempre alimentate dal denaro, questo è l’aspetto selvaggio della società in cui viviamo. E quando c’è una crisi economica tutto peggiora, perchè si pensa che i conflitti possano risolvere la situazione, e invece non è affatto così». 
Protagonista femminile la bella Salma Hayek che lancia un messaggio forte e deciso: «Non conosco una soluzione al problema del traffico di stupefacenti, ma spero che il film serva anche a far capire che ogni volta che si acquista droga, si partecipa a uno spargimento di sangue. Più che preoccuparci della violenza al cinema , dovremmo tenere gli occhi ben aperti e cercare di dare il nostro piccolo contributo. Se non riusciamo a capire che cosa sia utile per la comunità, tutti noi possiamo diventare selvaggi». Fieramente messicana Hayek spiega di conoscere perfettamente il fenomeno delle donne manager nel mondo del narcotraffico: «Ce ne sono tante, anche con ruoli dominanti, in genere sono diverse dai maschi perchè non sono influenzate dall’ego e tendono a evitare le guerre».
Che dire... "Le Belve si nascondono tra noi".