lunedì 21 novembre 2011

“Serata 900”

La Compagnia Imperfect Dancers torna al Teatro Vascello, dal 2 al 6 novembre, con lo spettacolo “Serata 900”, composto da due creazioni in esclusiva per l’Italia: “IAMNOT” del coreografo tedesco Olaf Schmidt, direttore del Teatro Nazionale di Regensburg, e “Istante, di Walter Matteini che, insieme a Paola Catalani, dirige la compagnia. “IAMNOT”, basato sul bestseller “Non lasciarmi” - bellissima e distopica storia d’amore - dello scrittore Kazuho Ishiguro, dal quale è stato tratto l’omonimo film, racconta la storia di Kathy, che insieme ai suoi fratelli vive in un collegio nella sperduta campagna inglese. Nessuno di loro ha mai varcato i confini del collegio finché un giorno scoprono la verità: gli ospiti del collegio sono delle cavie, dei cloni creati in laboratorio e i cui organi saranno utilizzati come pezzi di ricambio.La seconda creazione, “Istante”, è una coreografia ideata da Walter Matteini sulle musiche di Vivaldi, Bach e Haendel. In scena quattro danzatori, tre uomini e una donna, in un’opera in cui ad essere protagonista è la fragilità umana e i ballerini sono “anime che si incontrano per un intenso attimo in cui si risvegliano sentimenti condivisi”, nelle parole dello stesso Matteini. La coreografia, presentata lo scorso anno al Theaterhaus di Stoccarda, debutta in prima nazionale al Teatro Vascello. Lo spettacolo è bello, ben fatto, costruito su una linea emotiva precisa e penetrante. Sembra quasi che ogni emozione che lo spettacolo si propone di suscitare, venga stimolata attraverso pulsioni di segno opposto. In “Istante”, la riflessione sull’uomo, sulla su fragilità, la solitudine, è ispirata da movimenti in coppia energici, un continuo contatto di corpi elastici, eppure basta un passo, una sequenza, una linea sporca per suggerire un sentimento complesso e in qualche modo antitetico come la fragilità emotiva, o il distacco. Sono bravi e intensi questi “imperfetti danzatori”. Concentrati, pregni di energia ben controllata. La Imperfect Dancers Company negli ultimi anni è riuscita ad imporsi sulla scena internazionale grazie alla bravura dei suoi otto danzatori e alla qualità degli spettacoli proposti. La compagnia, reduce dal successo lo scorso luglio di “Adrenaline”, spettacolo presentato in anteprima mondiale proprio al Teatro Vascello, si prepara adesso ad un lungo peregrinare. La compagnia sarà al Vascello fino al 6 novembre, poi volerà a Regensburg per presentare la loro nuova creazione, “Thinking outside the box”, quindi approderà a Zanzibar con uno spettacolo composto da due coreografie: “City of noise” e “Too much silence”. A dicembre saranno a Washington e a febbraio torneranno in Europa, al festival di Groningen (Olanda). Ovviamente, dopo un tanto vorticare per terre e per mari, speriamo di rivedere presto cotanta incantevole imperfezione in Italia.

La compagnia del Teatro “Teresa Carreño"

C’era grande attesa al Teatro Vascello, che ha fatto da cornice ad un evento unico: lo spettacolo della compagnia di ballo del Teatro “Teresa Carreño”, uno dei complessi culturali più importanti dell’America Latina ed il più celebre del Venezuela. Lo spettacolo è suddiviso in sette balletti che si sono elegantemente susseguiti, concedendo a tutti i presenti piacere per la vista e per l’udito. Il primo balletto è stato “Texturas”, caratterizzato da movimenti sinuosi e atmosfere sobrie, con un girotondo finale che va ad esaltare il crogiolo di razze ed etnie. A seguire le note di Puccini accompagnano “Passion”, passo a due contraddistinto da un crescendo di emozioni che esprimono la passione in ogni sua forma e con tutti i suoi risvolti. Rimanendo in tema di passioni amorose arriviamo alla terza (famosissima) esibizione: “Romeo e Giulietta” che, in un’esplosione di pathos, esprime la forza dell’amore che travolse i più celebri amanti della letteratura shakespeariana. I ballerini, abili a interpretare i loro ruoli anche grazie ad una potente espressività facciale, esaltano il trionfo dell’amore trasognato e struggente. Il richiamo all’impeto amoroso è forte anche in “Espartaco”, l’opera più importante del realismo sovietico. L’esibizione esprime il dolore della separazione tra Spartaco e la moglie Frigia, che in un’escalation di disperazione sembra quasi arrendersi alla sofferenza di perdere il suo uomo, accasciandosi tra le sue braccia per un ultimo straziante saluto. Atmosfere più cupe accompagnano, invece, “ Punto de quiebre”, dove un gruppo di donne interpreta la forza che deriva dalla femminilità stessa, con coreografie molto dinamiche ed piene di tensione. Dopo una breve pausa è la volta di “Herencias”, una coreografia di danza contemporanea che racconta l’incontro tra il Vecchio ed il Nuovo mondo e la loro conciliazione finale in un epilogo totalmente imprevisto. “Guaraira repano” è la degna conclusione di uno spettacolo caratterizzato da coreografie intense e da una forte espressività dei suoi interpreti, impeccabili nella sincronizzazione di ogni movimento e stato d’animo. La chiusura è così un omaggio a Caracas, ai suoi colori, alla sua allegria malcelata, alla sensualità delle sue donne. La compagnia del Teatro “Teresa Carreño”, a lungo applaudita dal pubblico presente al Teatro Vascello, farà tappa anche a Venezia, Bari e Lecce per uno spettacolo che coinvolgerà anche gli spettatori più diffidenti grazie al talento dei suoi interpreti e all’intensità delle sue coreografie.

TANGO NUDO

Il tango non è un ballo. Il tango è un modo di sentire, di muoversi. Il tango è sinonimo di passione, intensità. È un’intima comunicazione tra i corpi, fatta di respiri, palpitazioni, emozioni. È la rappresentazione di una terra, espressione popolare inscindibile dal luogo in cui è nato. Il tango è anche un ballo. Indimenticabile Gardel, con la sua “Por una cabeza”, colonna sonora di alcune memorabili scene del cinema: il meraviglioso Al Pacino in “Scent of a woman”o “Shlinder’s List”.La compagnia Khorakhanè - espressione Rom che vuol dire “a forza di essere vento” ma che è anche una bellissima canzone di De Andrè - porta in scena al Teatro Vascello di Roma, il 29 e 30 ottobre, la sua personale visione del tango nello spettacolo “Tango Nudo. Partenza dal binario 3”. Le coreografie di Luciano Firi, sulle musiche di Kutango, Gardel, Astor Piazzolla, Gotan Project e Tanghetto, attraversano i temi della passione, del desiderio, dell’eros, della partenza, della paura dell’ignoto. I quadri che compongono lo spettacolo fanno riferimento agli anni ‘40, ai viaggi della speranza verso l’Argentina, alle incognite, agli entusiasmi e alle paure. “Tango nudo”, che non ha alcun riferimento alle nudità, più o meno auspicabili, dei ballerini, è un tango spogliato dagli orpelli folkloristici, dai cliché, dai topos del tango argentino, mantenendo la passionalità e l’intensità del ballo. La volontà di denudare il tango dalle sue caratteristiche più stereotipate si spinge fino alla rimodulazione del rapporto tra uomo e donna e a un (voluto) squilibrio tra i ruoli. Ad una figura femminile estremamente appassionata, seducente, carica di pathos, si accompagna un maschio depredato del suo lato più aggressivo, mascolino, virile. Sono le donne le protagoniste qui, fuor di dubbio, solide e provocanti, civettuole e maliziose, che danno vita ai sogni e all’immaginazione, perché non è la realtà che lo spettacolo mette in scena, ma un viaggio onirico, semicosciente, verso l’interno. I ruoli, dicevamo, sembrano essere sempre meno definiti, sempre più sfumati. L’uomo che schiaffeggia la donna e la riprende a sé con forza lascia presto il posto ad un uomo meno sicuro di fronte alle movenze femminili. I corpi danzano, si sfiorano, si cercano e rifuggono. Si parte, ci si incrocia vagamente dopo aver condiviso un abbraccio appassionato. Due uomini, prima si cercano freneticamente, esprimono il loro desiderio con il contatto, con gli sguardi, con braccia che tagliano, delineano, riempiono l’aria. Gli stessi uomini che poco dopo si contendono una donna, l’idea di una donna che poi scompare. E ancora la stessa donna, che sinuosa cerca un’altra donna, la afferra, poi si ritrae, la bacia. E ritornano le valige, gli incroci di vite, le attese sulle panchine. Aspettando la partenza, dal binario 3.

NOT MADE FOR FLYING

Originale. Divertente. Brillante. Partiamo dal primo aggettivo. Ci si può aspettare molte cose andando ad assistere ad uno spettacolo di danza: è un'arte così varia e ricca che si nutre continuamente di versatilità. Certo, non ci si aspetta di vedere sul palco buona parte dei nostri supereroi. Avete capito bene. Da Batman a Zorro passando per Cat Woman. Nelle loro celebri “uniformi” sono lì, dove non avreste mai pensato di vederli. Si rincorrono, giocano, si parlano e si raccontano. Tutto danzando. Coreografie moderne che disegnano contorni di vita. Giochi di specchi e giochi di bambini. Braccia, mani e gambe che creano illusioni suggestive, tenere, ma anche comiche. Fanno l'amore. Bisogna seguirli quei corpi, raccontano metà della storia, buona parte di una generazione. Secondo aggettivo: divertente. Impariamo a conoscerli piano questi ragazzi, ben nascosti dietro le loro maschere. Ad uno ad uno. La musica si ferma e ad ogni pausa scopriamo un particolare di ciascuno. La danza li accomuna. Raccontano i buffi inizi di ciascuno: c'è chi ha iniziato costretto da una bambina molto più audace di lui a muovere i primi passi a tempo di musica; chi ha capito da subito che quella sarebbe stata la sua strada; chi si è innamorato dell'energia che trasmette la danza ad una festa di paese. Chi a capito che danzare sarebbe stato l'unico modo per sopperire al fatto che gli uomini, no: gli uomini non possono volare. Esilaranti spaccati d'infanzia. Divertenti caricature di “tipi” umani che, se la storia vuole siano tipici dei trascorsi anni '80, non sono poi molto diversi dai tipi umani di oggi. Passano gli anni ma noi siamo noi, con i nostri difetti, i nostri sogni, passioni e paure. Ridendo dall'inizio alla fine scoprirete quanto siano persino “ridicoli” gli sforzi che facciamo pur di catturare quel futuro che ci auguriamo si avveri. Brillante, terzo aggettivo. Che ci fanno dei supereroi su un palcoscenico di uno spettacolo di danza? Cosa raccontano le loro ironiche avventure declamate, cantate e ballate, con quello slang che racchiude la metafora del teatro come punto di incontro fra mondi diversi e distanti? Ebbene, raccontano che le maschere a volte proteggono, a volte marcano il desiderio di distanziarsi da un mondo che sembra così piatto e omologato. A volte, però, vanno tolte. L'unicità si paga al prezzo della vulnerabilità. Solo “scoperti” saremo unici: unicamente noi stessi. Una strada in salita, un'identità che si costruisce a fatica. “Not Made for Flying”, spettacolo della compagnia Deja Donne e Enknap Group, con le coreografie di Simone Sandroni, racconta tutto questo. Con il sorriso come punto di partenza e punto d'arrivo. Scorre veloce questo spettacolo, diverte e stupisce. Incredibile l'energia degli interpreti che riescono straordinariamente a dare forma alle coreografie inedite di Simone Sandroni e recitare allo stesso tempo, con un fiato invidiabile e senza perdere il tempo di una battuta. Il Teatro Vascello ancora una volta si fa promotore delle iniziative tra le più originali ed inedite del panorama artistico, dando spazio a nuovi progetti e personalità emergenti. Le proposte sono tante e valide. Dal 19 al 23 ottobre andrà in scena uno spettacolo della MDA Produzioni Danza incentrato sull'epica figura di Cassandra, profetessa scongiurata narrata dai celebri canti di Omero, Eschilo e molti grandi ancora. “Cassandra o del Tempo Divorato” narra le inquietudini che provengono non dalla tragedia, ma dall'incapacità di comunicare e il senso di impotenza che sta nel silenzio delle parole non ascoltate. “Tango nudo”, in scena il 29 e 30 ottobre, è la messa in scena delle passioni che accompagnano la nostra esistenza. Il corpo e la danza in un percorso che mostra la potenza degli istinti e dell'essere. Richiami alla tradizione coreografica anni '40 per presentare un tango privo delle classiche composizioni ma puro nell'espressione. Questi solo gli imperdibili appuntamenti d'ottobre della Danza al Teatro Vascello. La stagione continua sempre più ricca di novità. Spettacoli in musica straordinari a novembre e dicembre. Il cartellone offre “Serata Novecento” (“Pulcinella” Coreografie di Olaf Schmidt, “Istante”, coreografia Walter Matteini), “Liasons” (progetto artistico Ricky Bonavita e Theodor Rawyler con la coreografia e regia di Ricky Bonavita), “Fino all'ultima goccia” (coreografia e regia Rachele Caputo), “Cento Cose” (ideazione, regia e coreografia Mario Coccetti) e, per finire, “Lei e Tancredi” (coreografia e drammaturgia Loredana Parrella). L'offerta non termina con la danza in scena. Teatro, opera, spettacoli per i più piccoli e festival rendono la stagione 2011-2012 del Teatro Vascello particolarmente accattivante. Un invito a teatro per una cultura che crede nel valore dell'arte e dell'espressione in ogni sua forma e si impegna a preservarla.

Dr. Jekyll & Mr. Hyde

Riapre la stagione al teatro Eliseo, e lo fa in grande: dal 18 ottobre al 13 novembre andrà in scena, con la regia di Giancarlo Sepe, “Dr. Jekyll & Mr. Hyde”, interpretato da Alessandro Benvenuti, Rosalinda Celentano e la partecipazione straordinaria delle gemelle Alice & Ellen Kessler. Lo spettacolo è stato ideato dallo stesso regista, il quale si è ispirato liberamente al celebre romanzo di Robert Louis Stevenson concentrandosi sul tema del doppio, dell’affascinante binomio tra bene e male. “Due anime dimorano nei nostri petti”. Questo è il teorema che secondo Sepe ha attraversato i tempi storici ed è stato fonte d’ispirazione per poeti e scrittori: il contrasto tra bene e male si riflette nella scelta di accostare colori e segni diversi tra loro, scenografie dai toni noir che ricordano i fumetti di Frank Miller e al contempo luci coloratissime da cabaret. Una duplicità d’intenti dunque, che se da un lato attrae lo spettatore con la trasposizione teatrale della lotta dell’io umano con il suo doppio, dall’altro lo intrattiene con l’allegria del cabaret. Comprendere la sinossi dello spettacolo non è facile: il regista non si è espresso molto a riguardo, e i personaggi non hanno una caratterizzazione ben precisa: in poche parole, non esiste un Dr. Jekyll e un Mr.Hyde fisso. L’avvocato Utterson, amico del protagonista e interpretato da Alessandro Benvenuti, cercherà di ripetere l’esperimento di sdoppiamento e trasformazione di Jekyll, senza successo; Rosalinda Celentano sarà Ritz, considerata da Sepe “probabilmente il vero Hyde di tutta la vicenda”; le Kessler, abbandonati i panni del Dadaumpa (“non abbiamo più l’età per queste cose!” hanno dichiarato ironicamente a riguardo) vestiranno quelli del doppio stesso, senza nomi e senza ruoli ben specifici. Insieme ad altri 15 interpreti, gli attori reciteranno, balleranno e canteranno sulle note di canzoni contemporanee riarrangiate per lo spettacolo, da Lou Reed a Amy Winehouse, da un giovane gruppo tedesco dal nome impronunciabile alla “Din Don song” di Gunther. Lo spettacolo, organizzato in un atto unico della durata di un’ora e 35 minuti, andrà successivamente in tournèe per due mesi e mezzo nelle città italiane di Torino, Catanzaro, Catania, Bari, Messina, e dalla prossima stagione probabilmente al teatro Manzoni di Milano. Un grande ritorno quello di Giancarlo Sepe, ma soprattutto quello di Alice ed Ellen Kessler, che tornano all’Eliseo dopo esattamente 30 anni dal “Kabarett” di Giuseppe Patroni Griffi, in un periodo come questo dove, nonostante la crisi, l’Eliseo ha visto il 12% in più degli abbonamenti: che sia un buon auspicio per la nuova stagione?

LA PEGGIOR SETTIMANA DELLA MIA VITA

Paolo (Fabio De Luigi) è un uomo realizzato nel lavoro e nella vita; da quando ha incontrato la sua bellissima Margherita (Cristiana Capotondi) ha capito che è la donna della sua vita e, come ogni uomo che si rispetti, intende sposarla. A complicargli le cose, ad una settimana dalle nozze, interviene la famiglia di lei, da sempre poco propensa a quest’unione e che non perde occasione per metterlo in difficoltà. L’imbranato Paolo, dal canto suo, non fa che combinare disastri nella casa dei futuri suoceri (Monica Guerritore ed Antonio Catania), trovandosi a dar vita a delle gag esilaranti che metteranno a forte rischio lo svolgimento stesso del matrimonio e che susciteranno nel pubblico sincere risate. A complicargli le cose ci pensa anche l’amico/testimone Ivano (Alessandro Siani), un vero e proprio guastafeste dall’irriverente verve partenopea, che non perde mai l’opportunità per cacciare nei guai lo sfortunato protagonista. Come se non bastasse, la prorompente Simona (interpretata dalla toscana Chiara Francini) rivendica il suo amore per Paolo, improvvisandosi nel ruolo di una simpatica stalker. Fabio De Luigi appare molto a suo agio nel ruolo del fidanzato imbranato e diverte molto nelle sue scene con lo spumeggiante Siani, reduce dal successo di “Benvenuti al Sud”. Durante la conferenza stampa tutti gli attori hanno sottolineato la forte sintonia che si è creata fin da subito e che ha fatto sì che sul set regnasse sempre un clima goliardico e divertente, adatto allo standard del film. Esilarante l’interpretazione di Antonio Catania, perfetto nel ruolo dell’irremovibile padre della sposa (Robert De Niro docet), e di Monica Guerritore, che per la prima volta si misura (e con successo) in un ruolo comico, palesando il suo piacere ed il suo divertimento per aver vissuto quest’avventura cinematografica così diversa da quelle precedenti. Se il film è ricco di rimandi all’umorismo americano (è basato sulla serie americana della BBC “The worst week of my life”), come confermano anche il regista e gli attori, non mancano i connotati sentimentali tipici della commedia all’italiana; infatti, come sottolinea Cristiana Capotondi: “Si tratta di un film che fa ridere ma con chiari riferimenti romantici”. Anche l’aspetto musicale non rimane in secondo piano: il cast, infatti, comprende Andrea Mingardi, nel ruolo del padre di De Luigi, e Arisa, che interpreta la sua giovane compagna e che inoltre canta la colonna sonora del film (“L’amor sei tu”). Per quanto riguarda un possibile sequel il produttore Maurizio Totti ed il regista Alessandro Genovesi non si sbilanciano, facendo capire di voler attendere prima il riscontro del pubblico. Il dubbio che rimane aperto è: riuscirà il nostro eroe a sposare finalmente la sua amata, contro tutto e tutti? La risposta la trovate al cinema, dal 28 ottobre.

domenica 20 novembre 2011

JOHNNY ENGLISH

Dopo otto anni torna sui grandi schermi l’amatissimo Johnny English, l’agente segreto interpretato da Rowan Atkinson, aka Mister Bean. Rowan Atkinson torna in Italia, a Roma, per presentare la sua ultima pellicola, “Johnny English - La rinascita”, per la regia di Oliver Parker. Ad affiancarlo, attori importanti come Rosamund Pike e Dominic West. Il film si svolge otto anni dopo il precedente capitolo. Dopo la sua ultima missione in Mozambico, conclusasi in un clamoroso disastro, l'agente segreto Sir Johnny English ha lasciato l'MI7, e per cinque lunghi anni si è rifugiato in Tibet, dove ha vissuto come un eremita, nascondendosi per la vergogna e l'umiliazione. L’agente segreto viene chiamato a salvare il mondo da un complotto di vaste proporzioni organizzato da tre ex spie, una delle quali appartenente proprio all’intelligence inglese. Il loro scopo è quello di impossessarsi di una pericolosissima arma in grado di controllare le menti degli esseri umani, grazie alla quale poter uccidere il premier cinese e tenere sotto scacco il mondo. Toccherà ad English sventare il piano dei tre figuri e riscattare la propria immagine. Il cast è ricco e di tutto rispetto. Oltre ai già citati Rosamund Pike e Dominic West, ci fa felici il ritorno di Gillian Anderson - l’indimenticabile Scully di X-files – che interpreta il nuovo capo dell'MI7. Durante la conferenza stampa per la presentazione del film alla Casa del Cinema di Villa Borghese, Atkinson è disponibile e pronto, risponde con grande simpatia alle domande, senza lesinare opinioni e commenti anche quando si pone l’accento sul ruolo della commedia, come genere, in un periodo di crisi come questo: “Fino adesso il film è andato bene. In ogni caso sono convinto che i film comici possano essere un antidoto alle difficoltà giornaliere. L'ultima voce alla quale si rinuncia, anche in un momento di crisi economica come questo, è il divertimento. Non posso dire che la mia unica missione di vita sia quella di rendere felici le persone, ma sarei soddisfatto se sapessi di aver regalato qualche sorriso in più”. O sulla differenza tra la maggior parte dei film di spionaggio comici e Johnny English, personaggio fallibile e umanissimo: “Quando ho costruito il personaggio di Johnny English la cosa che mi interessava di più era che fosse credibile, naturalmente più credibile di un modello come James Bond. Johnny invece è più umano. Lui non pensa di essere totalmente incapace, anzi si giudica un ottimo agente segreto. È una spia non perché gli viene naturale, ma deve provarci. In questo secondo film credo che il personaggio sia più tridimensionale, più reale. Ci si può identificare con lui perché è uomo normale. Nel nuovo film abbiamo cercato di dare un maggiore senso di realtà, è più un thriller comico, abbiamo ideato una storia di maggior interesse piuttosto che puntare solo sull’attesa della battuta successiva”.Infatti, pur essendo girato alla maniera dei film di 007, Johnny English non è una parodia. Una delle carte vincenti è stato il creare un film di spionaggio vero, in cui lo spettatore possa interessarsi alla trama. Per l’attore questo sequel, nonostante abbia molti punti in comune con il primo capitolo, è di gran lunga migliore. English ha maggiori sfumature, continua ad essere goffo, pieno di difetti, impacciato, ma in realtà è un ottimo agente. È infatti coraggioso e caparbio, non si ferma davanti a nulla finché non ha portato a termine la sua missione. Non si arrende mai e forse per questo è così amato dal pubblico.Attore poliedrico e generoso - come ci tengono a sottolineare gli attori che hanno lavorato con lui - in una prima versione del film Atkinson avrebbe dovuto interpretare sia Johnny English che un suo cugino cattivo. “Ma io sono riluttante ad interpretare due ruoli nello stesso film. A differenza di Mike Myers non credo che sarei in grado di farlo. Volevamo rappresentare una storia credibile e con un attore a rivestire due ruoli mi sarebbe sembrato quasi un tradimento. Io cerco di evitare di dimostrare la mia versatilità”. Atkinson non nasconde la sua passione per le auto (passione che gli è quasi costata la vita in più di un’occasione), quando si parla del “giocattolo” presente nel film: una sedia a rotelle modificata, sulla quale si è lanciato a 60 km/h. “Per quanto riguarda la scena in fuga sulla carrozzella, c’è sempre bisogno di inseguimenti nei film di spie. È stato straordinario scorrazzare con quella carrozzella, è un vero giocattolo. Abbiamo usato un motore da go-kart per farla arrivare a 60 Km all’ora. Quando la carrozzella va ad alta velocità sono stato proprio io a girare la scena”. E sembra di cogliere un lampo di malcelato entusiasmo quando si parla della Rolls Royce utilizzata nel film:“Volevo che Johnny impiegasse una macchina inglese diversa dal solito. L'Aston Martin era stata troppo sfruttata e mi sembrava un vero cliché così ho spostato l'attenzione sulla Rolls. Sapevo che c'era un modello nuovo a disposizione con un motore V16 e dopo la nostra richiesta l'hanno messa a nostra disposizione”. Anche se in Italia uscirà solo il 28 ottobre, “Johnny English – La Rinascita” ha già fatto il suo esordio in 32 mercati, incassando oltre 60 milioni di dollari. Il migliore risultato di incassi, ovviamente, è arrivato dall’Inghilterra, con quasi 8 milioni di dollari incassati in nel fine settimana. Si tratta di un record per Atkinson, che non aveva mai esordito su suolo inglese con cifre simili. L’obiettivo a questo punto sono i 250 milioni. Il primo capitolo, uscito nel 2003, si fermò a quota 160, mentre l’ultimo Bean, del 2007, arrivò ai 229. Vedremo se Johnny English riuscirà a battere il suo alter ego di celluloide.