mercoledì 14 marzo 2012

Lo sapevate che … a Palazzo Pamphilj

Tutti i miei lettori conoscono Palazzo Pamphilj a piazza Navona, il bello anche se non eccezionale palazzo costruito nel 1630 da Girolamo Rainaldi per Giovanni Battista Pamphilj, il futuro Innocenzo X. In questo palazzo operò, anche se in misura ridotta, Francesco Borromini. Egli si occupò della copertura del salone centrale e costruì la lunga galleria (33 m.) che attraversa il palazzo da piazza Navona a via dell’Anima e che fu poi affrescata da Pietro da Cortona con Le storie di Enea.

E proprio nella galleria Borromini commise un’irregolarità. Osservando bene i due grandi stemmi alati posti sopra le serliane all’estremità della galleria notiamo che i congegni delle chiavi pontificie guardano eccezionalmente verso il cielo. Le chiavi pontificie, che hanno sempre i congegni che guardano verso terra, simboleggiano il potere spirituale di legare e di sciogliere, di aprire e di chiudere il cielo e di governare la Chiesa universale conferito a San Pietro da Gesù Cristo. Allora perché Borromini pone i congegni rivolti al cielo? Questa irregolarità “eretica” fu voluta o casuale? Quasi sicuramente fu voluta ed è una critica rivolta da Borromini ai papi per il modo in cui gestivano la chiesa e i congegni che guardano verso il cielo vogliono indicare che il potere deve ritornare a Gesù Cristo.

giovedì 9 febbraio 2012

Lo sapevate che … Un giardino a Fontana di Trevi

Quando ci troviamo di fronte alla Fontana di Trevi, distratti dal lancio della monetina o dalla foto ricordo e sommersi dall’’imponenza della fontana, non cerchiamo di scoprire i piccoli dettagli ma ci accontentiamo di una visione d’insieme. Vi siete mai accorti, infatti, della ricca vegetazione scolpita sulle sue rocce dai maestri scalpellini Giuseppe Poddi e Francesco Pincellotti? No? E allora è il momento di visitare questo vero e proprio giardino! Iniziamo dal lato sinistro, verso via dei Crociferi, e subito ci appare un Cappero pieno di fiori e frutti e poi un Tasso Barbato e poi, presso il cavallo agitato che simboleggia il mare in tempesta, un Fico d’India pieno di frutti. Ma non è finita. Ai piedi dell’Oceano fanno bella mostra l’Acanto e la Calta mentre sulla roccia accanto al cavallo mansueto, simboleggiante il mare calmo, è sdraiata la Vite. Portiamoci ora verso via della Stamperia e troviamo una Quercia che esce dalla roccia appoggiata alla parete del palazzo e sotto l’Asso di Coppe un bel Fico che mostra le sue foglie tri-pentalobate.


sabato 21 gennaio 2012

Lo sapevate che … Errori e falsi storici a San Pietro

La tomba di Innocenzo VIII, in bronzo parzialmente dorato opera del Pollaiolo, che si può ammirare nella navata sinistra, vanta un singolare primato: le due lapidi presentano un errore e un falso storico.
La prima, posta sotto la stata in trono del papa, ci dice che il pontefice “vixit”, cioè visse, otto anni, dieci mesi e venticinque giorni, che è il periodo del suo regno, ossia il periodo in cui “regnavit”, cioè regnò.
La seconda epigrafe, in basso, risale al 1621 quando il monumento fu trasferito qui dall’antica basilica e fu commissionata da un pronipote del papa che volle esaltare e glorificare troppo il suo illustre antenato e incorse in un macroscopico errore.
Nella terza riga si legge infatti: “NOVI ORBIS SUO AEVO INVENTI GLORIA” che si può liberamente tradurre con “ebbe la gloria della scoperta del nuovo mondo durante la sua epoca”. E questo è un falso. Il papa morì il 25 luglio 1492 e Cristoforo Colombo salpò da Palos il 3 agosto 1492 e come sappiamo la data della scoperta del nuovo mondo è il 12 ottobre 1492.

giovedì 19 gennaio 2012

Lo sapevate che … Gli orologi di San Pietro

Avete mai fatto caso all’ora segnata dai due orologi che si trovano sulla facciata di San Pietro? Vedrete che segnano due ore diverse pur indicando la stessa ora del giorno! Il mistero si spiega facilmente. L’orologio a sinistra, detto Oltremontano, indica l’ora reale, quella basata sul fuso orario, mentre quello di destra, detto Italiano, indica l’ora italica solare con inizio del conteggio al tramonto d’ogni giorno e il compimento della ventiquattresima ora al tramonto successivo; inoltre, altra differenza, quello di sinistra ha le due classiche lancette delle ore e dei minuti mentre quello di destra ha un’unica lancetta. A questo punto per capirne di più è necessario spiegare l’ora italica.
Le 24 ore della giornata sono divise in due parti di dodici ore ciascuna, il giorno, dalle 6,00 alle 18,00, e la notte dalle 18,00 alle 6,00. A loro volta le ore del giorno sono divise in quattro parti di tre ore ciascuna e precisamente la Terza, che corrisponde all’incirca alle 9,00, la Sesta (circa le 12,00), la Nona (circa le15,00) e la Dodicesima (circa le 18,00). Ciò detto appare chiaro che i due orologi indicano la stessa ora: alle 11,10 dell’orologio di sinistra corrisponde l’ora Quinta (più o meno le 11,00) di quello di destra.

lunedì 21 novembre 2011

“Serata 900”

La Compagnia Imperfect Dancers torna al Teatro Vascello, dal 2 al 6 novembre, con lo spettacolo “Serata 900”, composto da due creazioni in esclusiva per l’Italia: “IAMNOT” del coreografo tedesco Olaf Schmidt, direttore del Teatro Nazionale di Regensburg, e “Istante, di Walter Matteini che, insieme a Paola Catalani, dirige la compagnia. “IAMNOT”, basato sul bestseller “Non lasciarmi” - bellissima e distopica storia d’amore - dello scrittore Kazuho Ishiguro, dal quale è stato tratto l’omonimo film, racconta la storia di Kathy, che insieme ai suoi fratelli vive in un collegio nella sperduta campagna inglese. Nessuno di loro ha mai varcato i confini del collegio finché un giorno scoprono la verità: gli ospiti del collegio sono delle cavie, dei cloni creati in laboratorio e i cui organi saranno utilizzati come pezzi di ricambio.La seconda creazione, “Istante”, è una coreografia ideata da Walter Matteini sulle musiche di Vivaldi, Bach e Haendel. In scena quattro danzatori, tre uomini e una donna, in un’opera in cui ad essere protagonista è la fragilità umana e i ballerini sono “anime che si incontrano per un intenso attimo in cui si risvegliano sentimenti condivisi”, nelle parole dello stesso Matteini. La coreografia, presentata lo scorso anno al Theaterhaus di Stoccarda, debutta in prima nazionale al Teatro Vascello. Lo spettacolo è bello, ben fatto, costruito su una linea emotiva precisa e penetrante. Sembra quasi che ogni emozione che lo spettacolo si propone di suscitare, venga stimolata attraverso pulsioni di segno opposto. In “Istante”, la riflessione sull’uomo, sulla su fragilità, la solitudine, è ispirata da movimenti in coppia energici, un continuo contatto di corpi elastici, eppure basta un passo, una sequenza, una linea sporca per suggerire un sentimento complesso e in qualche modo antitetico come la fragilità emotiva, o il distacco. Sono bravi e intensi questi “imperfetti danzatori”. Concentrati, pregni di energia ben controllata. La Imperfect Dancers Company negli ultimi anni è riuscita ad imporsi sulla scena internazionale grazie alla bravura dei suoi otto danzatori e alla qualità degli spettacoli proposti. La compagnia, reduce dal successo lo scorso luglio di “Adrenaline”, spettacolo presentato in anteprima mondiale proprio al Teatro Vascello, si prepara adesso ad un lungo peregrinare. La compagnia sarà al Vascello fino al 6 novembre, poi volerà a Regensburg per presentare la loro nuova creazione, “Thinking outside the box”, quindi approderà a Zanzibar con uno spettacolo composto da due coreografie: “City of noise” e “Too much silence”. A dicembre saranno a Washington e a febbraio torneranno in Europa, al festival di Groningen (Olanda). Ovviamente, dopo un tanto vorticare per terre e per mari, speriamo di rivedere presto cotanta incantevole imperfezione in Italia.

La compagnia del Teatro “Teresa Carreño"

C’era grande attesa al Teatro Vascello, che ha fatto da cornice ad un evento unico: lo spettacolo della compagnia di ballo del Teatro “Teresa Carreño”, uno dei complessi culturali più importanti dell’America Latina ed il più celebre del Venezuela. Lo spettacolo è suddiviso in sette balletti che si sono elegantemente susseguiti, concedendo a tutti i presenti piacere per la vista e per l’udito. Il primo balletto è stato “Texturas”, caratterizzato da movimenti sinuosi e atmosfere sobrie, con un girotondo finale che va ad esaltare il crogiolo di razze ed etnie. A seguire le note di Puccini accompagnano “Passion”, passo a due contraddistinto da un crescendo di emozioni che esprimono la passione in ogni sua forma e con tutti i suoi risvolti. Rimanendo in tema di passioni amorose arriviamo alla terza (famosissima) esibizione: “Romeo e Giulietta” che, in un’esplosione di pathos, esprime la forza dell’amore che travolse i più celebri amanti della letteratura shakespeariana. I ballerini, abili a interpretare i loro ruoli anche grazie ad una potente espressività facciale, esaltano il trionfo dell’amore trasognato e struggente. Il richiamo all’impeto amoroso è forte anche in “Espartaco”, l’opera più importante del realismo sovietico. L’esibizione esprime il dolore della separazione tra Spartaco e la moglie Frigia, che in un’escalation di disperazione sembra quasi arrendersi alla sofferenza di perdere il suo uomo, accasciandosi tra le sue braccia per un ultimo straziante saluto. Atmosfere più cupe accompagnano, invece, “ Punto de quiebre”, dove un gruppo di donne interpreta la forza che deriva dalla femminilità stessa, con coreografie molto dinamiche ed piene di tensione. Dopo una breve pausa è la volta di “Herencias”, una coreografia di danza contemporanea che racconta l’incontro tra il Vecchio ed il Nuovo mondo e la loro conciliazione finale in un epilogo totalmente imprevisto. “Guaraira repano” è la degna conclusione di uno spettacolo caratterizzato da coreografie intense e da una forte espressività dei suoi interpreti, impeccabili nella sincronizzazione di ogni movimento e stato d’animo. La chiusura è così un omaggio a Caracas, ai suoi colori, alla sua allegria malcelata, alla sensualità delle sue donne. La compagnia del Teatro “Teresa Carreño”, a lungo applaudita dal pubblico presente al Teatro Vascello, farà tappa anche a Venezia, Bari e Lecce per uno spettacolo che coinvolgerà anche gli spettatori più diffidenti grazie al talento dei suoi interpreti e all’intensità delle sue coreografie.

TANGO NUDO

Il tango non è un ballo. Il tango è un modo di sentire, di muoversi. Il tango è sinonimo di passione, intensità. È un’intima comunicazione tra i corpi, fatta di respiri, palpitazioni, emozioni. È la rappresentazione di una terra, espressione popolare inscindibile dal luogo in cui è nato. Il tango è anche un ballo. Indimenticabile Gardel, con la sua “Por una cabeza”, colonna sonora di alcune memorabili scene del cinema: il meraviglioso Al Pacino in “Scent of a woman”o “Shlinder’s List”.La compagnia Khorakhanè - espressione Rom che vuol dire “a forza di essere vento” ma che è anche una bellissima canzone di De Andrè - porta in scena al Teatro Vascello di Roma, il 29 e 30 ottobre, la sua personale visione del tango nello spettacolo “Tango Nudo. Partenza dal binario 3”. Le coreografie di Luciano Firi, sulle musiche di Kutango, Gardel, Astor Piazzolla, Gotan Project e Tanghetto, attraversano i temi della passione, del desiderio, dell’eros, della partenza, della paura dell’ignoto. I quadri che compongono lo spettacolo fanno riferimento agli anni ‘40, ai viaggi della speranza verso l’Argentina, alle incognite, agli entusiasmi e alle paure. “Tango nudo”, che non ha alcun riferimento alle nudità, più o meno auspicabili, dei ballerini, è un tango spogliato dagli orpelli folkloristici, dai cliché, dai topos del tango argentino, mantenendo la passionalità e l’intensità del ballo. La volontà di denudare il tango dalle sue caratteristiche più stereotipate si spinge fino alla rimodulazione del rapporto tra uomo e donna e a un (voluto) squilibrio tra i ruoli. Ad una figura femminile estremamente appassionata, seducente, carica di pathos, si accompagna un maschio depredato del suo lato più aggressivo, mascolino, virile. Sono le donne le protagoniste qui, fuor di dubbio, solide e provocanti, civettuole e maliziose, che danno vita ai sogni e all’immaginazione, perché non è la realtà che lo spettacolo mette in scena, ma un viaggio onirico, semicosciente, verso l’interno. I ruoli, dicevamo, sembrano essere sempre meno definiti, sempre più sfumati. L’uomo che schiaffeggia la donna e la riprende a sé con forza lascia presto il posto ad un uomo meno sicuro di fronte alle movenze femminili. I corpi danzano, si sfiorano, si cercano e rifuggono. Si parte, ci si incrocia vagamente dopo aver condiviso un abbraccio appassionato. Due uomini, prima si cercano freneticamente, esprimono il loro desiderio con il contatto, con gli sguardi, con braccia che tagliano, delineano, riempiono l’aria. Gli stessi uomini che poco dopo si contendono una donna, l’idea di una donna che poi scompare. E ancora la stessa donna, che sinuosa cerca un’altra donna, la afferra, poi si ritrae, la bacia. E ritornano le valige, gli incroci di vite, le attese sulle panchine. Aspettando la partenza, dal binario 3.